Fondazione Fabbrica Lapidea di San Gaudenzio – 1552
Dal 1552 tuteliamo e preserviamo il Complesso Basilicale di San Gaudenzio, che comprende la Basilica di Pellegrino Pellegrini, il Campanile di Benedetto Alfieri e la Cupola di Alessandro Antonelli.
La Fabbrica Lapidea della Basilica di San Gaudenzio
Le Fabbriche (o Fabbricerie) sono organismi previsti dal Diritto Canonico sino dal V sec.,
e poi recepiti nel Diritto Civile, nei quali si riconosce la natura fondazionale (fabrica
ecclesiae), ovvero associativa (consilium fabricae). Esse hanno il compito di provvedere
alla gestione, alla manutenzione ed ai restauri delle Chiese cui sono preposte.
La rilevanza del culto di San Gaudenzio, primo Vescovo e Patrono della Diocesi, è però
geograficamente più ampia della città di Novara: i compiti di provvedere alla Basilica di
San Gaudenzio si sono perciò codificati e diffusi in un vasto territorio, separando i canali di
finanziamento per i sacra tecta (edificio) da quelli per la luminaria ecclesiae (utenze).
Questi ultimi erano costituiti dalla cosiddetta Offerta della Cera che le comunità civili di una
vasta area attorno a Novara (grosso modo da Oleggio a Mortara) hanno continuato a
versare sino agli anni Settanta del Novecento. Se alle utenze erano destinati proventi
esterni alla fabbriceria, al compito di conservare l'edificio sacro dovevano essere destinate
solo le risorse proprie del bilancio della Fabbrica: per il fatto di dovere impiegare le proprie
risorse per l'edificio e non anche per le utenze alla parola Fabbrica è stato aggiunto
"lapidea", alludendo con una parte al tutto.
Dal 1577 alle opere di cura e manutenzione si aggiunge l'importante attività di costruzione
della nuova Basilica: la fabbriceria avrebbe dovuto disporre del risarcimento del governo
spagnolo per l'abbattimento della Basilica precedente e l'uso dei suoi materiali per le
fortificazioni, ma questo non arrivò mai; il medesimo Governo concesse in sua vece
l’imposizione di una tassa locale di sei denari per ogni libbra di carne venale venduta nella
città di Novara (il cosiddetto Sesino) a condizione di destinare la somma alla Fabbrica di
San Gaudenzio. I più antichi documenti di archivio conservati sulla Fabbrica Lapidea di
San Gaudenzio risalgono al 1552, un anno prima che l'annunciata demolizione della
basilica antica fosse condotta a compimento. I membri della Fabbrica, che curavano a
quell'epoca la chiesa originaria, fuori le mura cittadine, avrebbero di lì a poco trasferito le
loro attenzioni alla chiesa di San Vincenzo, acquistata dai Canonici di San Gaudenzio per
trasferirvi le reliquie e gli arredi provenienti dalla Basilica extramuranea. Per oltre
quarant'anni la Fabbrica Lapidea si occupò di migliorare e adeguare alla nuova funzione la
chiesa, ridedicata a San Gaudenzio.
Nel 1577 venne avviata la costruzione della Basilica nuova, ampliando la superficie
occupata dalla parrocchiale di San Vincenzo mediante l'acquisto di alcune proprietà
limitrofe. Ultimata la navata e consacrata la Basilica nuova (13 dicembre 1590), la
Fabbrica Lapidea si dedicò al transetto e all'abside (1659), allo Scurolo (1711), al
Campanile (1773) ed infine alla Cupola (1888). L'attività della fabbriceria prosegue ancora
oggi con la cura e la conservazione del complesso monumentale.
Nel 1535, alla morte di Francesco II Sforza, il Ducato di Milano venne occupato dagli
spagnoli dell’imperatore Carlo V: Novara divenne così città di frontiera e l’imperatore
decise di trasformarla in una piazzaforte. Vennero allora smantellati tutti i borghi esterni
alle mura. Scomparve così l’antica basilica di San Gaudenzio che sorgeva fuori dalla cinta
difensiva della città (l’attuale Corso XX Settembre).
Il corpo del patrono fu portato nella
Chiesa di San Vincenzo e riposto in una grande corona di sasso di epoca romana. L’urna
venne ricoperta con una lapide di recupero e le reliquie furono riposte sotto l’altare
principale della Chiesa di San Vincenzo, che da allora cominciò a chiamarsi di San
Gaudenzio. L’urna di sasso, intorno al 1753, fu murata alla base del campanile attuale,
dove si trova tuttora.
La decisione di costruire la Basilica di San Gaudenzio all’interno della città avvenne nel
1560 e, il 9 settembre, Pio IV concesse la costruzione della Basilica. Nel 1561 il denaro
raccolto fu di oltre 500 lire: per avere un termine di paragone, la paga di una giornata di
lavoro di un operaio era di una lira. L’attuale Basilica di San Gaudenzio venne edificata
dentro la cerchia delle mura urbane, sull’area occupata precedentemente dalla chiesa di
San Vincenzo. Il nuovo tempio venne innalzato in forme solenni e grandiosi a partire dal
1577 sul progetto che la tradizione assegna a Pellegrino Pellegrini detto il Tibaldi,
architetto di fiducia di San Carlo Borromeo. La consacrazione della chiesa avvenne il 13
dicembre 1590, ad opera del vescovo Speciano.
Nel 1743, la Fabbrica Lapidea decise il completamento della Basilica, sprovvista di
campanile, ma dotata di una torretta campanaria provvisoria collocata sul pilastrone
sudovest destinato al sostegno della Cupola. In seguito ai danni che le vibrazioni delle
campane provocavano alla chiesa, fu approvata la decisione di costruire un nuovo
campanile sulle fondazioni, già previste dal progetto del Pellegrini e realizzate
contemporaneamente alla Basilica.
Fu commissionato a Benedetto Alfieri, architetto dei
Savoia, di eseguire un sopralluogo che verificasse le condizioni delle fondazioni. L'Alfieri,
realizzò il progetto risolvendo brillantemente i notevoli problemi causati da un'errata
impostazione delle fondazioni. Nel 1753 iniziarono i lavori che furono sospesi nel 1773,
ancora prima di terminare la cella campanaria, per mancanza di fondi.
Un’epigrafe (Cives – turrim admirandi operis – extruxerunt – ad sumptus supererogato – in
libram carnis semisse) di Guido Ferrari ricorda il contributo della città alla spesa per la sua
elevazione (tassa del sesino). Il campanile, alto 92 metri, s'innalza con un prisma
irregolare da una base quadrata (10,18 metri per lato). La cima è ornata da un fastigio d'angeli
di bronzo, fusi dal novarese G. Battista Agazzini. Attualmente, il campanile è privo dei festoni
dorati della guglia, asportati durante la Seconda guerra mondiale. Due scale alla leonardesca di
300 gradini, di gusto tardo barocco, portano alla cella campanaria, senza mai incontrarsi.
Il Campanile si armonizza alla perfezione con l'edificio preesistente, collegando
idealmente due grandi periodi della storia dell'architettura: il rinascimento e il tardo
barocco della fine del '700. L'opera fu completata nel 1786, diciannove anni dopo la morte
dell'Alfieri. Il campanile della basilica di San Gaudenzio, una delle opere più interessanti
dell'architetto, divenne un modello per molti successivi campanili piemontesi e fu destinato
a divenire accesso principale del nascente Museo della Basilica. Il Campanile dell’Alfieri
costò una somma pari a 400.000 lire.
La Fabbrica Lapidea deliberò, il 21 maggio 1840, la ripresa dei lavori di completamento
della Basilica, con la costruzione della Cupola e la commissione del progetto all’architetto
Antonelli. Quest’ultimo rispose con l’accettazione il 17 giugno:
“Sensibile oltremodo alla fiducia posta in me per la formazione del disegno di una Cupola
da sovrapporsi alla crociera del grandioso tempio di S. Gaudenzio, accetto volentieri
l’onorevole incarico promettendo di nulla risparmiare onde l’opera riesca meno imperfetta,
e corrisponda al meglio che per me si potrà alla generale architettura dell’edificio”
Alessandro Antonelli
Alessandro Antonelli nel 1840 si accinge ad affrontare il tema della progettazione della
cupola della basilica di San Gaudenzio a Novara, con l'intento di ottenere con la muratura
gli stessi risultati che consente l'impiego della ghisa e del ferro, e dunque continuando
nella tradizione costruttiva italiana che vede ancora l'utilizzo dei materiali tradizionali. La
storia del progetto è complessa, sviluppandosi secondo un percorso articolato che porterà
l'architetto piemontese alla realizzazione di un oggetto architettonico che si può
considerare un unicum nel panorama costruttivo italiano. Il primo progetto della cupola fu
presentato alla municipalità nel 1841. Tre anni dopo iniziarono i lavori ma nel 1855 e nel
1860 l'Antonelli presentò successivi progetti che innalzavano l'altezza della cupola, fino al
1863, anno della conclusione dei lavori. Mancava solo la guglia che fu costruita tra il 1876
e il 1878.
La Cupola della Basilica di San Gaudenzio suscita interesse innanzitutto per le sue
dimensioni, con un'altezza alla sommità della statua dal piano di calpestio della chiesa pari
a 125 metri e con un diametro interno di 14 metri ed esterno pari a 22 metri, poi per
l'arditezza delle forme e per il complesso sistema costruttivo che ne fa il più alto edificio
italiano in muratura. La costruzione è sorprendente e ardita se si pensa che, con tali
dimensioni, Antonelli ha progettato e realizzato una cupola esterna in foglio, ossia un
guscio sottile dello spessore strutturale di soli 12 centimetri circa (una testa di mattone),
irrigidito da costoloni e da cerchiature – entrambi in laterizio – secondo un sistema di
"meridiani" e "paralleli". Proprio i paralleli sono gli elementi strutturali che risolvono il
problema della sollecitazione a trazione cui è sottoposta la calotta. L’architetto piemontese
riesce ad incarnare quel “genius loci” su cui si radica la costruzione della Cupola, una delle
maggiori del mondo rispetto alla piccola città in cui si trova: Antonelli conquista il cielo
novarese lasciando in eredità uno dei monumenti più arditi e rappresentativi di tutto
l’Ottocento.
Il bando “S.O.S. Coperture” finanziato da Fondazione Cariplo ha interessato la
realizzazione di interventi prioritari di messa in sicurezza, miglioramento strutturale,
restauro e manutenzione. L’intervento occorso presso la Basilica riguarda principalmente il
ripristino della copertura sovrastante l’Archivio capitolare, nel locale al di sopra della
Sacrestia dei Canonici, all’incrocio del transetto e del lato meridionale dell’abside. A causa
delle infiltrazioni nella sala dell’Archivio Capitolare, la Fabbrica Lapidea ne ha iniziato un
progetto di recupero e manutenzione straordinaria. Il tetto, rifatto all’inizio degli anni
Novanta del Novecento, è stato da subito degradato dall’azione dell’avifauna e da
saltuarie tracimazioni delle gronde superiori. Quest’ultimo si trova più in basso rispetto alle
coperture del transetto e dell’abside ed i canali superiori, in caso di forti piogge, riversano
l’acqua sulle falde del tetto che coprono l’Archivio Capitolare, creando una cascata che
non può essere gestita con il manto di coppi e, di conseguenza, allaga il sottotetto.
L’importante massa documentale che costituisce l’Archivio Capitolare di San Gaudenzio si
è fortunatamente conservata nella sede che la ha da subito custodita. Proprio per questa
caratteristica, il contenitore edilizio merita prioritaria attenzione, affinché l’Archivio sia
mantenuto e tutelato nel contesto che lo ha originato.
Il progetto “S.O.S. Coperture” che Fondazione Cariplo ha scelto di sostenere soddisfa
l’esigenza di arrestare il degrado della volta dell’Archivio mediante un insieme sistematico
di opere che diano al tetto una adeguata, affidabile ed efficace tenuta all’acqua rispetto
alle attuali condizioni del clima. Attesa l’autentica originaria relazione contenuto-
contenitore, l’azione di custodia deve potersi declinare su entrambi gli elementi. Se il
controllo del materiale documentale è sempre stato oggetto di cura (e di un imponente e
pregevole lavoro di riordino e catalogazione durato decenni e diretto dal Can. Prof.
Agostino Temporelli), tra gli obiettivi di “S.O.S. Coperture” non poteva non esserci quello di
permettere analogo controllo sul sottotetto e sul sistema della copertura. L’accesso ai
sottotetti è possibile attraverso l’originario percorso sul cornicione interno all’aula
basilicale, però sprovvisto di fune di sicurezza. Di qui la necessità di dotare il cornicione di
una linea vita conforme alle disposizioni di Legge e l’opportunità di ripristinare un accesso
al cornicione dall’interno della chiesa, dal lato Nord, in modo da potere anche evitare il
lungo (e buio) percorso di accesso attraverso scale e sottotetti esterni.