





JESU HUMANI
GENERIS
REDEMPTORI
DICATUM
Così recita il cartiglio posto alla sommità del secondo altare del lato destro della basilica, dedicato alla Circoncisione di Gesù, “redentore del genere umano”.
La circoncisione è un rito praticato in Oriente da tempi remotissimi. Sembra che il suo significato originale fosse quello religioso-sociale di iniziazione del giovane alla pubertà e al matrimonio. Anche l’antico Israele ne diede questa caratteristica, tuttavia col tempo il rito divenne soprattutto il segno dell’alleanza, la garanzia della reciproca fedeltà di Dio alle sue promesse e del popolo alla legge del suo Dio.
Il senso spirituale e profetico di tale tradizione celebrava però sempre lo spirito e il contenuto della circoncisione fisica.
San Paolo sviluppa il pensiero dei profeti: mette in luce l’importanza della circoncisione interiore, unica garanzia di fedeltà alle promesse fatte da Yahwèh ad Abramo. Data l’universalità della salvezza e lo spirito della nuova Legge, che abroga le prescrizioni di quella antica, ormai non è più necessario farsi circoncidere. Ciò che conta è lo spirito significato da quel rito: «dal lottare all’uomo vecchio è la vita nuova in Cristo», che ai cristiani è data «per mezzo del battesimo, la nuova circoncisione».
Questi temi sono proposti dalla iconografia della cappella con la vivacità e la determinazione propria del dopo concilio di Trento, in cui i vescovi avevano piena coscienza della potenza comunicativa delle immagini ed erano, di conseguenza, committenti precisi e attentissimi.
Nel nostro caso è assai probabile che dietro questa cappella vi sia la mente pastorale del grande vescovo Carlo Bascapè. Lo farebbero pensare, nella pala dell’altare, sia la presenza adorante di un san Carlo inginocchiato in basso a destra, sia la data di composizione.
Infatti i recenti restauri hanno portato alla luce la firma e la data apposte alla grande tela della Circoncisione:
JO BATTISTA E JO MAURO
FRATELLI DEL ROVERI DET.
LI FIAMENGHINI FECE
LANO 1612. MILANO
Questa iscrizione dice la parola definitiva su una attribuzione incerta: infatti G.A. Prina, nel secentesco Trionfo di san Gaudenzio, parlò di Battista ed Ansalino Fiamminghini; altri storici (come il Baroffio nel 1929) la attribuivano a Giovanni Battista Della Rovere, mentre Baralis e Picconi, nel 1933, le facevano il nome di Angelo Everardi.
I fratelli Giovan Battista (1561-1627) e Giovan Mauro (1575-1640) Della Rovere, detti i Fiammenghini, per essere originari di Anversa, eseguirono dunque insieme la pala dell’altare della cappella della Circoncisione.
La tela ha un impianto classico: il piccolo Gesù è circonciso dal sacerdote ed è sostenuto dal serissimo Giuseppe, mentre Maria, un poco discosta, ha come composta dolcezza. Nel grande movimento di personaggi inseriti in una elegante architettura barocca, è anche la mitica Sibilla, che indica di destra il libro della antica sapienza pagana, anch’essa in confusa ma trepida attesa di un salvatore e guarda avanti, a quel bimbo, che sta per apparire come la realizzazione di tutte le promesse e le speranze.
Sobrio l’altare secentesco che sostiene la tela, in marmo bianco di Carrara, rosa di Verona e turchino di Crevola. Di straordinaria fattura la grande cornice lignea della pala, manufatto della seconda metà del Seicento, opera di stuccatori e intagliatori di cultura lombardo-piemontese.
I recenti restauri hanno portato alla luce, nelle decorazioni parietali, anche il cartiglio col nome dei due fratelli Fiammenghini e la data 1610, e ora sappiamo che essi lavorarono insieme, prima che alla pala, alle decorazioni della cappella.
È in queste superfici ricche di colore e animate da stucchi, mosse di archi, festoni, ghirlande e drappi, percorse da voli d’angeli, che si dispiega il significato più profondo dell’evento della circoncisione di Gesù. I profeti dell’antico testamento, testimoni della fedeltà a Dio di cui la circoncisione è segno, Abramo, Mosè, Giosuè, Isaia, insieme ai cantori Davide e Salomone, anticipano, nel desiderio, una salvezza più piena, che la circoncisione da sola non vale a ottenere (ed ecco l’immagine della antica Legge, una donna con il coltello della circoncisione e il libro), ma solo un nuovo patto (l’immagine della Nuova Legge, un’altra donna sovrastata dalla colomba dello Spirito Santo, che con la mano destra versa dall’alto dell’acqua mentre con la sinistra regge una fiamma, immagini del battesimo, «al lavar… come si legge nel cartiglio che cita Tt 3,5 – della rigenerazione e del rinnovamento nello Spirito»).
Il nuovo patto si suggella nel sangue di Cristo morto e risorto (di cui il sangue sparso nella circoncisione è solo una anticipazione): a partire da quel momento non c’è più bisogno di circoncisione, ma c’è solo l’urgenza dell’annuncio del Nome di Cristo nel quale solo è la salvezza.
Si comprendono così le due scene nelle lunette laterali, le citazioni: «Nel mio nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli sulla terra e sotto terra» (Fil 2), sotto la grande visione dell’omaggio a Cristo dell’umanità intera; e l’altra «Nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue, prenderanno in mano i serpenti e se berranno veleno non recherà loro danno; imporranno le mani sui malati e questi guariranno» (Mc 16,17-18) sotto la rappresentazione della chiamata e del mandato dei discepoli, di coloro, cioè che sono mandati «nel nome di Cristo».
